Ore 7.02.
Barista Andrea fuma, appena fuori dalla porta del bar accanto alla farmacia.
- Di’, questo è peggio di te.
Barista Matteo sta facendo panini, non ha sentito, risponde: «Cosa?»
- C’è uno che è sceso dalla macchina correndo, ha comprato i preservativi all’automatico e sempre di corsa è tornato alla macchina.
- Avrà una figa al caldo, risponde barista Matteo.
- Qualche giorrone russo o rumeno…
- Allora in questo si differenzia da me.
Guardo barista Matteo, mi sorride e allunga: «Io a est di Milano, niente!»
- Quindi una veneta no?, dico.
- Be’ dai, quando voglio farmi una straniera, magari sì…
Il ragazzo con il giubbotto nero traffica sul divanetto, è il più lesto a rivestirsi, pare abbia fretta. Attorno a lui tre ragazze fanno lo stesso ma più lentamente, gli altri del gruppo invece, tre uomini, rimangono in piedi con il cocktail in mano.
Sono misti italiani e inglesi, colleghi di lavoro in libera uscita e si è fatto tardi in questo pub di via Genova.
Uno di quelli che rimane, inglese, si avvicina all’italiano e osservando plateale e poi estendendo il suo bicchiere, negli occhi orgoglio alcolico, dice: «Hai visto? Tu vai via, noi rimaniamo…». Fa una pausa, di nuovo lo sguardo al bicchiere, e poi, fiero: «…questi sono gli inglesi!».
L’altro, il giubbotto nero, osservando le donne pronte a uscire e poi estendendo plateale lo sguardo su se stesso, negli occhi orgoglio maschio, risponde: «Tu rimani qui, a bere, in mezzo agli uomini. Io esco, fuori, con le donne…». Fa una pausa, di nuovo lo sguardo alle donne, e poi, fiero: «…questi sono gli italiani!».
Già su via Genova le ragazze ancora ripetono la battuta, l’italiano gongola, le ha fatte ridere ed è importante, gli piace la brunetta perché è lei che sospinge verso l’auto, delicata la mano che le cinge la vita, prima di perdersi nella notte torinese.
Il postino entra in panetteria.
Il panettiere nemmeno lo saluta, appena lo vede tira fuori un mazzo di chiavi e gliele allunga. Nel mentre dice: «Sì però io non sono il loro servo….».
Il postino alza le spalle e sospira. Sembra mortificato.
Il panettiere aggiunge: «Non lo dico per te, eh. Venti famiglie e nessuno apre mai. Possibile? E sono tutti vecchi e pensionati». I nomi delle famiglie sul campanello sono dodici, sei incolonnati a destra sei a sinistra, nel mezzo l’impianto citofonico che nessuno utilizza mai. Torino, corso Massimo d’Azeglio, il palazzo dove il panettiere fa il portinaio.
Massimo Troisi - Pensavo fosse amore invece era un calesse [tre ciocche di capelli]
Lei vuole quello che ha,
ma gli manca quello che aveva.
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